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Spilinga

Adagiata vicino  Monte Poro a 450 metri di altitudine, Spilinga prende il nome dal termine “spelunga” (grotta), di origine greca. Le risorse principali del comune di Spilinga sono l'agricoltura e l'allevamento di bovini e di suini: nota è la 'nduja, un salume prodotto con le parti grasse del suino, con l'aggiunta del peperoncino piccante calabrese. Sebbene il comune non ne sia naturalmente vocato, recentemente anche il turismo estivo sta assumendo un ruolo importante per il comune, grazie soprattutto alla stretta vicinanza con le località balneari del comune di Ricadi e di Tropea per cui offre sistemazioni extra-alberghiere. È anche sede dal 2010 del "Festival Internazionale della Lyra del Mediterraneo". Monumenti e luoghi d'interesse Madonna delle Fonti Il Santuario della Madonna della Fontana, o delle Fonti, si trova a breve distanza dall'abitato, in un’antica grotta eremitica. E sono proprio le grotte una delle più affascinanti attrazioni della cittadina, una delle quali ospita il suggestivo santuario della Madonna delle Fonti. Ricavato all'interno di un'antica grotta eremitica, custodisce un magnifico altare in granito ed alabastro probabilmente opera di scalpellini locali. Gli amanti delle attività all'aria aperta si faranno conquistare dai paesaggi della fiumara Ruffa e del Vallone della Ruffa mentre chi desidera esplorare la cittadina non rimarrà deluso dall'acquedotto ottocentesco ad archi, che ricorda quelli romani, dall'elegante palazzo Miceli, dalla chiesa di San Giovanni Battista.  Considerata uno dei prodotti tipici più rappresentativi dell'intera Calabria, la 'Nduja è in realtà originaria di una zona ben circoscritta della regione che ha il proprio fulcro nel comune di Spilinga. L'area di produzione, che ormai comprende diversi comuni della provincia di Vibo Valentia, è concentrata su Spilinga le cui caratteristiche geografiche e climatiche conferiscono al piccantissimo insaccato calabrese un sapore unico difficilmente riproducibile in altre zone della regione. Il sole che bacia le pendici dell'altopiano e la sua vicinanza al mare rendono, infatti, il peperoncino, che cresce sul monte davvero unico.
Tra i posti da visitare troviamo la Grotta della Madonna delle Fonti, oltre ad altre grotte presenti in tutto il territorio, quasi tutte di origini naturali, in alcune sono ben visibili i segni degli eremiti, mentre in altre sono stati ritrovati reperti antichi risalenti al periodo neolitico. Il culto alla Madonna delle Fonti risale all'inizio del Novecento, da quando, secondo la tradizione orale, la Madonna si manifestò in sogno alla signora Domenica Muià, invitandola ad andare nel luogo dove ora sorge il Santuario. Nel punto in cui oggi si conserva la nicchia originale, la signora Muià avrebbe trovato la statua della Madonna. La chiesetta fu costruita nel 1920, e con il passare del tempo è divenuta meta di pellegrinaggi. Altri luoghi di interesse il vecchio Acquedotto Rurale con forma ad archi, composto con pietra da taglio, che sembra rievocare gli antichi acquedotti di epoca romana, ma in realtà venne costruito verso la fine del 1800 per confluire l'acqua dell'altopiano del Poro. Un altro struttura importante è Palazzo Miceli, un edificio del XIX secolo, su due livelli, con un'entrata in pietra che abbellisce la facciata con colonne dotate di decorazioni particolari, sormontato da un terrazzo in ferro battuto con cornice di forma rettangolare. Infine vi è la chiesa di San Giovanni Battista, che presenta una maestosa facciata e custodisce un organo a canne del '700 e la statua di San Michele.  Di particolare interesse è la grotta di San Leo, nella valle fra Spilinga e Carìa, in cui rimangono cinque frammenti di affreschi del XVI sec. Valle Ruffa: attraversata dalla fiumara del Capo Vaticano, o della Ruffa, si estende lungo i confini dei Comuni di Drapìa, Spilinga e Ricadi. Molto interessante sotto l'aspetto naturalistico, ospita una ricca varietà di fauna e di flora (è presente fra l'altro una rara felce tropicale, la Woodwardia radicans). La valle è interessante anche da un punto di vista storico: lungo il percorso del torrente si incontrano i resti di antichi mulini, alcuni ancora ben conservati, altri ridotti a ruderi. La gran parte di questi mulini è stata attiva fino agli anni cinquanta e costituiva un'importante risorsa economica  
L'introduzione del peperoncino sulle coste calabresi da parte degli Spagnoli nel XVI secolo a dare origine alla produzione di questo ottimo insaccato che ben presto si è trasformato in una vera specialità locale apprezzata ben oltre i confini regionali. La 'Nduja è una prelibatezza tutta calabrese che al sapore squisito della carne di maiale unisce il gusto inconfondibile del peperoncino calabrese che nella zona di Spilinga in particolare, sviluppa caratteristiche uniche. Il nome della 'Nduja richiama quello dell'Andouille, un insaccato francese preparato con la trippa del maiale. Con ogni probabilità entrambi i nomi derivano dal verbo latino “inducere” che significa introdurre che, in questo caso, fa riferimento al gesto di inserire nel budello il composto di carne e peperoncino. Oggi la 'Nduja di Spilinga è inserita nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali. La 'nduja è una vera istituzione della tradizione gastronomica locale ed è per questo che a Spilinga ogni anno si celebra l'ottimo insaccato con una sagra ad esso dedicata che viene organizzata in città l'8 agosto. Spilinga è conosciuta anche per il Pecorino di Monte Poro, un formaggio tipico calabrese apprezzato in tutto il mondo. Molto caratteristici e prelibati sono i "curuji", taralli di pasta all'uovo ricoperti di glassa di zucchero, tipici dolci nuziali. Tra le cose buone, anche l'acqua oligominerale, in particolare quella della località Madonna delle Fonti.  
La 'Nduja è incredibilmente versatile. Se in molti, infatti, la gustano spalmata sul pane, magari leggermente abbrustolito, sono in tantissimi ad utilizzarla anche come condimento per insaporire numerose preparazioni come sughi, salse, pizze e frittate. Viene spesso spalmata anche su fette di formaggio semi-stagionato, o scaldata e mescolata con la ricotta per attenuare il gusto piccante che potrebbe risultare eccessivo per i palati non abituati ai sapori forti. La 'Nduja può essere trovata presso i numerosi salumifici locali e talvolta anche al di fuori dei confini regionali. Per prepararla, i salumieri impastano le parti grasse del maiale con il peperoncino ed il sale ed introducono il composto nel budello cieco, chiamato orba, per poi procedere all'affumicatura. Un tempo preparata con parti di scarto del maiale, come trippa e frattaglie varie, la 'Nduja oggi viene prodotta soltanto con i pezzi grassi migliori del suino. Questo particolare insaccato calabrese si distingue per la consistenza morbida che rimane spalmabile nonostante la stagionatura. Il colore rosso vivo ed il sapore piccantissimo sono il frutto del consistente utilizzo del peperoncino calabrese nella preparazione ed il gusto è reso ancor più sfizioso dal procedimento di affumicatura.