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Praia a Mare

Praia a Mare è un borgo della provincia di Cosenza affacciato sulla costa del Mar Tirreno meridionale non molto lontano dal confine con la Basilicata. Praia a Mare si trova nel territorio della Riviera dei Cedri, tratto di costa che si estende fino alle pendici dei Monti dell’Orsomarso nel Parco Nazionale del Pollino, il parco nazionale più grande d'Italia che abbraccia le regioni della Basilicata e della Calabria. Cosi chiamata per la tradizionale coltivazione dei Cedri, particolare agrume che profuma e illumina questo tratto di costa, uno dei più belli e suggestivi della Calabria.  Il territorio verde e montuoso fa da cornice ad un mare meraviglioso, dalle coste sinuose come sculture, orlato dalla tipica macchia mediterranea. Come ogni città di mare la sua storia e le sue tradizioni sono legate alla forza delle acque e alle correnti del Mar Tirreno.In estate le vie di Praia a Mare si animano grazie ai molti eventi tra i quali il Praia World Festival, festa di musica da tutto il mondo, e il Premio Sonora, celebrazione delle colonne sonore del cinema.
L’Isola di Dino, simbolo di Praia a Mare, raggiungibile con una gita in barca che permette di vedere da vicino le sue grotte naturali e di tuffarsi al largo, in un mare colorato  e ricco di pesci. Inoltre è possibile raggiungere la Torre dell’Isola di Dino che regala uno dei più bei panorami sul golfo. L'Isola, attrazione principale della Costa dei Cedri, dove vegeta la Primula Palinuri, specie protetta fra le più antiche della flora italiana, è famosa per la presenza di suggestive insenature. Il più importante luogo di culto di Praia a Mare è senza dubbio il Santuario della Madonna della Grotta, così chiamato perché situato all’interno di una grotta in posizione collinare. La superstizione dei marinai costrinse il capitano, di fede cristiano, a liberarsi della statua della Madonna custodita nel bastimento. La statua fu rinvenuta da un giovane pastore muto di Aieta, che per annunciarla al paese riacquistò la parola, diventando, di fatto, il primo miracolo della Madonna della Grotta. Da allora, divenuta patrona del paese, viene portata in processione per il paese per 3 giorni , mentre è il 15 agosto il giorno in cui i pellegrini accorre al santuario per ingraziarsi la Madonna. Il Santuario della Madonna della Grotta custodisce interessanti opere d’arte, tra cui un'icona lignea su fondo oro e la campana di bordo di un piroscafo inglese silurato nel 1917 presso l'Isola Dino. Nella grotta più grande, il pavimento è quasi sempre bagnato dal gocciolio che scende dalla volta, è presente sul lato destro una cappella di colore bianco, sul cui altare è posta una statua marmorea della Madonna della Neve. All'esterno delle grotte sono stati edificati il campanile, il chiostro e la canonica. Sulla punta occidentale dell’isola si erge una torre di origine normanna utilizzata un tempo come torre di avvistamento contro le numerose invasioni della costa.L’isola è ricca di grotte naturali con stalattiti e stalagmiti e nei suoi fondali, che arrivano fino a 45 metri di profondità, cresce una foresta di coloratissime gorgonie. Da visitare la Grotta delle Cascate, così chiamata per il rumore continuo delle acque che cadono, la rinomata Grotta Azzurra, che ricorda quella di Capri, e la Grotta del Leone, così detta per una roccia immersa nell'acqua che ha la forma di un leone accovacciato. Inoltre mete interessanti da visitare sono:
•Museo comunale che contiene opere nei diversi campi della sperimentazione artistica nella sezione di arte contemporanea, di arte sacra con dipinti in cui sono raffigurati i luoghi e le immagini che richiamano il Santuario. Particolare la sezione delle conchiglie che raccoglie 300 esemplari provenienti da tutti i mari del mondo collezionate da un appassionato romano ed in seguito donati al Museo. La Sezione di Arte Sacra Contemporanea ospita 14 opere raffiguranti la Madonna con Bambino donate da 14 artisti contemporanei italiani.
•Torre di Fiuzzi  che si erge su un faraglione alto circa 15 metri nella scogliera di Fiuzzi, di fronte l’Isola Dino. Con altre torri costiere costituiva un sistema difensivo lungo la fascia costiera del regno di Napoli per difendersi dalle frequenti incursioni saracene e corsare. Era collegata con la torre di avvistamento posta sull’estremità occidentale dell’Isola di Dino e con essa comunicava in caso di pericolo.
•Castello di Praia che si trova in località Foresta, posta in cima ad uno sperone di fronte al mare, conosciuta anche come Rocca di Praia o Castello Normanno.Costruito ai tempi di Carlo d’Angiò a difesa della costa dalle incursioni aragonesi e saracene, è stato riadattato, nella forma attuale, ai primi del XVII secolo. La planimetria è tipica dei castelli medievali, con pianta rettangolare dotata di due torri cilindriche angolari, collegate da ampie mura e rifinite con merlature.Di proprietà privata, si presenta in tutto lo splendore di un tempo, perfettamente conservato nei secoli.
Il territorio di Praia a Mare fu sede di stanziamento di piccole comunità tribali fin dal Paleolitico, restano evidenti tracce della presenza umana nelle ampie grotte che si aprono alle pendici del monte Vingiolo. Le origini del comune balneare possono essere ricondotte alla fondazione del piccolo centro montano di Aieta, avvenuta tra il VII ed il IX secolo dopo cristo da parte di pastori e contadini provenienti dall'antica Blanda e da altri centri della vicina Basilicata e della Calabria. L'etimologia del nome è incerta: la località ha assunto nel tempo varie denominazioni. Deriverebbe da Plaga Sclavorum, cioè Spiaggia degli Schiavoni, in ricordo dei traffici di merci e di uomini che caratterizzavano nell'antichità la costa Tirrenica, oppure da Plaga Slavorum, e cioè Spiaggia degli Slavoni, per la presenza in loco di una colonia di Slavi. Plaga a sua volta deriverebbe dal greco, plagia, cioè spiaggia. In tempi più recenti assume la denominazione di Praia d'Aieta (che letteralmente significa Spiaggia d'Aieta). La frazione marina del vicino comune montano diviene amministrativamente autonoma nel 1928, assumendo il nome definitivo di Praia a Mare. Il territori sul quale sorge il paese fu però abitato fin da epoche remotissime. Nella grotta del Santuario della Madonna infatti è stato rinvenuto materiale attestante la storia di questa cittadina. Oggi Praia a Mare, che ingloba anche l'Isola di Dino, vive principalmente di turismo.
La Cultura Gastronomica Calabrese, piena di tradizioni, ha sempre dimostrato che alla base di una buona cucina, deve esserci una buona  terra, con il suo buon ecosistema. Tutto ciò dona dei prodotti unici che, con l'aggiunta della cultura gastronomica locale conferisce quel pizzico di Tipicità che li eccellenti e apprezzati in tutto il mondo. Infatti l'Isola di Dino oltre alle sue bellezze  di tipo naturalistico, ed i suoi splendidi fondali, arricchisce il suo valore con una produzione spontanea di Mirto dal quale si ricava un pregiato liquore che ha ricevuto l'importante riconoscimento IGP. Ma il Liquore è soltanto il primo passo verso una serie di trasformazioni locali del frutto, già è in procinto la realizzazione di cioccolato ripieno di Mirto ed una serie di Cocktail e long drink a base di Liquore al Mirto. Inoltre una serie di piatti vengono realizzati sfruttando i profumi delle bacche e degli arbusti della pianta. Il peperoncino Calabrese è in sintesi il prodotto che la Calabria ha saputo rendere unico in tante ricette, che oggi più che mai ottiene riconoscimenti dalle più note autorità, sia in Italia che in Europa. È una spezia la cui collocazione è nota per le sue molteplici qualità, sia perché si lega bene alla cucina calabrese ma soprattutto è salutare, per le sue ottime proprietà  medicinali. Non c’è da meravigliarsi se in cucina è il sovrano indiscusso della nostra gastronomia calabrese. I panicelli prodotti tipici della riviera dei cedri nell'Alto Tirreno sembrano dei fagottini fatti di foglie di cedro, contenenti internamente uva zibibbo appassita e cubetti di buccia di cedro di Calabria. Dopo l’imbottitura le foglie vengono legati con filo di ginestra selvatica, successivamente cotti al forno. Nelle nostre tradizioni locali, tramandate fino ad oggi, grazie all’insegnamento dei nostri nonni, venivano preparati nel periodo che andava da Ottobre a Novembre, in quanto le foglie di cedro erano raccolte durante la potatura delle piante. I panicelli hanno un profumo intenso difficile da descrivere, vere delizie di calabria. Si tratta di "dolci delizie" che venivano consumati nel periodo di Natale  e del Nuovo Anno, per un buono auspicio,  unito ad un dolce vino calabrese locale. Inoltre la particolare conformazione del terreno e il clima favorevole favorisce la produzione di Vini Calabresi di qualità.  Il Vino di Verbicaro, vino tipico calabrese, ha ottenuto la denominazione di origine controllata «Doc» nel 1995. A Verbicaro c’è sempre stata una antica tradizione culturale dei vitigni e della produzione del vino e oggi nell’area di produzione del «Doc Verbicarese», basata di uve ottenute da vitigni autoctoni di notevole pregio enologico, si cerca di valorizzare e potenziare questa peculiarità del vino considerando il grande interesse che dal punto di vista economico questo prodotto può offrire. A Verbicaro sono due a suscitare tale interesse il «Verbicaro Rosso Doc» ed il «Verbicaro Bianco Doc». Principalmente a Verbicaro ma in tutte le enoteche della provincia di Cosenza potete degustare  ed entrare in contatto con l'infinità, la varietà di sapori e profumi che tali  vini calabresi suscitano. Il «Verbicaro Bianco DOC» è un vino prodotto utilizzando da vitigni di uva Greco bianco , la Malvasia bianca , la Guarnaccia bianca e altri vitigni a bacca bianca non aromatizzati della zona, ideale  si per accompagnare gradevolmente antipasti, piatti a base di carni bianche, pesce, uova.