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Parco Nazionale della Sila

Il Parco Nazionale della Sila è un parco nazionale situato nel cuore della Sila, assumendo una forma allungata nord-sud. La sede del parco si trova a Lorica, mentre il perimetro coinvolge territorialmente tre delle cinque province calabresi, la provincia di Catanzaro, la provincia di Cosenza e la provincia di Crotone. Istituito nel 1997, al suo interno custodisce uno dei più significativi sistemi di biodiversità. Il simbolo del Parco è il lupo, specie depredata per secoli e fortunatamente sopravvissuta fino al 1970, anno in cui fu istituita una legge a favore della sua salvaguardia. Attualmente l’area protetta del parco è candidata ad essere inserita nella lista mondiale degli UNESCO Global Park. All'interno del parco vi si trovano 3 dei 6 bacini artificiali presenti sull'altopiano silano e la sua superficie boschiva è molto ampia, tant'è che fra i parchi nazionali italiani è quello con la maggior percentuale di superficie boscata, circa l'80% del totale, costituita principalmente da faggete e pinete del tipico pino silano (Pinus nigra laricio). Ampie sono le vallate che si aprono lungo le dorsali del parco ove è praticata la pastorizia, con forme di transumanza e alpeggio che resistono tutt'oggi, e l'agricoltura legata soprattutto alla coltivazione della patata della Sila (I.G.P.). Numerose varietà faunistiche hanno trovato il proprio habitat ideale all’interno del Parco, grazie anche ad una politica di ripopolamento che ne ha favorita l’ambientazione. Proprio il lupo, specie depredata per secoli, è il simbolo del Parco. Il lupo del Parco Nazionale della Sila è il lupo appenninico detto Canis lupus subsp italicus, che vive in branchi composti da 3/4 individui ognuno, dei quali si possono contare appena una ventina di esemplari in tutta la Sila. All’interno del Parco ci sono nove riserve naturali biogenetiche. Fra queste, spiccano I Giganti della Sila di Fallistro, 50 colossali alberi di pino e 5 di acero montano con oltre 500 anni di età, e la Riserva Golia-Corvo, area di diffusione e ambientamento dei cervi, dove ne vivono circa 150 esemplari.
Tra le attività che si possono fare nel Parco durante la bella stagione e in autunno spiccano le escursioni tra i boschi del polmone verde della Calabria, perfetti per il trekking anche di più giorni. In molte zone è possibile noleggiare delle biciclette o avventurarsi a cavallo tra i tanti sentieri immersi nella natura. Nelle località di villeggiatura come Villaggio Mancuso, in prossimità dei numerosi specchi e corsi d’acqua, in particolare dei laghi Ampollino, Cecita, Arvo, si possono praticare canottaggio e pesca sportiva ma anche affittare canoe, pedalò e piccole imbarcazioni. La Sila è anche una delle zone migliori del Sud Italia per praticare sport invernali. Le località di Lorica, Camigliatello e Ciricilla dispongono di diversi impianti per raggiungere le piste da discesa e le incantevoli piste di fondo. Gli amanti della velocità possono divertirsi su attrezzate piste di bob, come quella presente a Villaggio Palumbo, praticabili anche in estate. A Cupone, nei pressi del lago Cecita, si possono ammirare sia il tipico pino laricio, con i suoi esemplari monumentali ancora in vita, sia zone di pascolo, “nude” o quasi. Proprio a Cupone si trova uno dei centri visita del Parco, nato da una segheria convertita a centro di educazione ambientale con sentieri naturalistici, osservatori faunistici, museo e giardino geologico. Vicino al centro non può mancare un’area per pic-nic, ma c’è anche un meraviglioso Orto Botanico a cui non si può non fare una visita. L’Orto è accessibile ai disabili e ai non vedenti, in quanto munito di pannelli e file audio mp3 che raccontano i segreti delle varie essenze. Il percorso didattico è lungo 350 metri e procedendo si può interagire con ben 115 specie autoctone della flora montana calabrese, ciascuna con la propria scheda in braille. All’interno del Parco è possibile praticare l’Orienteering e grazie alla presenza di vari bacini si possono fare gite in barca vela e canoa presso il lago Arvo e Ampollino. Altra attività di svago da fare immersi in una natura splendida, è il Tiro con l’arco e il Bio e bird-watching, presso il lago Ariamacina, oppure una visita istruttiva e gustosa alle tante Fattorie Aperte. Tra tutte le località presenti all’interno del Parco, bisogna citare Camigliatello Silano, tipico borgo montano dotato di numerosi punti di ricettività e ristoro, oltre che di un grande impianto sciistico meta di un gran numero di sportivi durante la stagione invernale.
La storia del Parco nazionale della Sila ha una storia legislativa lunga quasi un secolo, già  nel 1923 si discuteva della necessità di un parco nazionale in Calabria.
La proposta avanzata da politici locali di sinistra si scontrò con l'altra parte della politica calabrese contraria all'istituzione del Parco, fomentata dalle associazioni venatorie che avanzavano preoccupazioni riguardo al futuro della caccia in Calabria. Le divergenze fra le due posizioni politiche portò al compromesso del 1968 con la creazione del Parco nazionale della Calabria che in realtà nulla aveva di un Parco nazionale , dalla mancanza dell'Ente Parco , alla continuità territoriale, con la creazione di 3 Riserve distanti fra loro decine di chilometri. A conclusione dell'iter che portò all'istituzione del Parco della Calabria, pesa certamente anche il difficile periodo socio-economico in cui versava la regione, con la politica locale concentrata più che altro verso altri obiettivi, trascurando le peculiarità ambientali delle montagne calabresi. La sferzata necessaria a far nascere il Parco della Sila verrà data dopo alcuni determinati avvenimenti, fra i quali l'emanazione della legge quadro sulle aree protette del 1991 n. La creazione del Parco nazionale dell'Aspromonte nel 1989, e del Parco del Pollino nel 1993.
Gli ultimi due avvenimenti segnarono in maniera incisiva l'iter dell'istituzione del Parco, in quanto il Parco della Calabria, o ciò che restava di esso, fu eliminato dagli elenchi dei Parchi nazionali d'Italia . Negli anni '90, nonostante il periodo favorevole a nuove istituzioni di parchi nazionali, sulla possibilità di istituire il Parco nazionale della Sila poche e flebili erano le speranze, alimentate solo dalla volontà di alcune associazioni ambientaliste ed in particolare di Legambiente. con perimetrazione precisa del Parco che abbracciava 3 Province e le 3 aree geografiche silane.
Terra dalle antiche tradizioni, la Sila ha conservato intatti i sapori di un tempo anche a tavola. Da assaggiare, magari in un rifugio montano, uno dei piatti tipici del posto: la “mpanata”, zuppa fatta con ricotta, siero di latte ancora caldo e pezzi di pane duro. Ortaggi, legumi, patate, funghi, olive e l’immancabile peperoncino, saltati in padella, con olio d’oliva calabrese, a volte mantecati con mollica sbriciolata e formaggio pecorino, rappresentavano nel passato appaganti bocconi per il palato e per lo stomaco delle genti della Sila. Questi semplici piatti di verdura di una volta, accompagnati con carni ovine, bovine e suine, sono passati oggi nel menù tradizionale delle montagne silane. Piatti che richiedono necessariamente l’abbinamento a buon pane, ottimo vino e all’acqua salutare di queste contrade. All’interno del Parco, favoriti nella crescita dalle piogge e dal clima umido tipico del bosco, si possono trovare diverse specie di funghi: vavusi, spugnole, silli, mazze di tamburo, rositi, galletti, ovuli, solo per citarne alcuni fra i commestibili. Sminuzzati grossolanamente, messi a conservare sott’olio, fritti o insaporiti nella padella con aglio e prezzemolo, arrostiti sulla griglia, seccati e comunque cucinati, da soli o abbinati a patate, paste o carni, sono molto gustosi e offrono un indotto non indifferente all’economia del Parco. La saporita patata IGP, che rappresenta una delle principali produzioni della presila, è anche componente primario della cucina di questo territorio, preparata in una molteplicità di modi e accoppiata ad un gran numero di verdure, ortaggi e carni. Il castagno e le castagne caratterizzano e connotano il paesaggio della presila. Le popolazioni della Sila hanno da sempre incrementato, curato e migliorato la coltivazione dei castagni: si sono riscaldate con il loro legno e sfamate con il loro frutto, che in particolari periodi ha rappresentato l’unica risorsa per la sopravvivenza. Le castagne possono essere gustate arrostite, lessate, essiccate o candite; a frittelle o a dolce condito; o ancora gustate a pane lievitato o chiuse a sorpresa in una pagnotta di gelato alla nocciola. In tutte queste varianti è possibile gustarle nel Parco, soprattutto nei centri dove da anni ormai si lavora la castagna anche per il mercato estero.

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