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Parco Nazionale del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino, situato a cavallo di Basilicata e Calabria tra le province di Cosenza, Potenza e Matera, è il parco nazionale più grande d'Italia; prende il nome dall'omonimo massiccio montuoso. Dal novembre 2015, con l'inserimento nella lista globale dei geoparchi da parte dell'UNESCO, il parco del Pollino è considerato sito patrimonio mondiale. Tra gli edifici religiosi degni di nota si annoverano, in territorio calabro, il complesso monastico della Madonna delle Armi a Cerchiara e ruderi di conventi, come quello del Colloreto a Morano Calabro, mentre in Basilicata, nel comune di San Severino Lucano, a 1537 metri di quota è situato il santuario della Madonna del Pollino, meta di un culto religioso profondamente radicato nella gente del luogo. Il confine calabro-lucano riveste un particolare interesse nella geologia dell'Italia meridionale, rappresentando la complessa fascia di raccordo tra i domini strutturali dell'Appennino Calcareo, e le coltri cristallino-metamorfico-sedimentarie dell'Arco Calabro-Peloritano. In questo contesto la catena del Pollino si configura come una delle maggiori strutture geologiche, costituendo, nell'accezione classica una estesa monoclinale, di carbonati mesozoico-terziari. Il Pollino Geopark racchiude 69 geositi ricadenti all’interno del proprio territorio, comprendendo circhi glaciali, depositi morenici,nevai, fossili di Rudiste, particolari formazioni rocciose, grotte preistoriche , gole scavate nella roccia calcarea, profondi inghiottitoi, timpe e vette che superano i 2000 metri di quota. Oltre ai siti di interesse geologico il Pollino Geopark comprende anche numerosi siti di interesse non geologico, che mirano, insieme ai geositi, a valorizzare l'intero territorio del parco nazionale del Pollino, dal punto di vista geoturistico, naturalistico, culturale, storico e archelogico, in modo da far conoscere e apprezzare tanta bellezza. Tra tante altre specie arboree presenti nel parco vi sono l'abete bianco, il faggio, tutti e sette i tipi di aceri di cui l'acero di Lobelius, il pino nero, diverse specie di querce, castagni. Fioriture di Orchidee si osservano soprattutto in primavera, insieme a quelle di viole, genziane, campanule e, in estate, il raro giglio rosso, con molteplici specie di menta ed inoltre tutte le varietà di timo, lavanda, le cui fioriture avvengono al culmine dell'estate. Non da meno sono da considerare le varie famiglie di frutti di bosco e di specie arboree selvatiche che producono frutti e bacche come le mele selvatichele fragoline di bosco e i lamponi di cui sono disseminati i sentieri. Anche la fauna è varia, e comprende specie ormai estinte in altre zone montuose. Fra i mammiferi presenti nel parco si segnalano il lupo appenninico, il gatto selvatico, la volpe, il cinghiale, il capriolo autoctono di Orsomarso, la lontra, il tasso, lo scoiattolo nero meridionale,  l'aquila reale, l'avvoltoio capovaccaio.
Il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta di nuova istituzione in Italia.  Tra le vette del Dolcedorme e di Cozzo del Pellegrino e gli orizzonti che si disegnano sulle acque del Tirreno e dello Jonio, lungo il massiccio montuoso calabro-lucano del Pollino e dell'Orsomarso, È una catena montuosa dell'Appennino meridionale, a confine tra la Basilicata e la Calabria. Ha vette tra le più alte del Mezzogiorno d'Italia, coperte di neve per ampi periodi dell'anno. Dalle sue cime, oltre i 2200 metri di altitudine sul livello del mare, si colgono, ad occhio nudo, ad ovest le coste tirreniche di Maratea, di Praia a Mare, di Belvedere Marittimo e ad est il litorale ionico da Sibari a Metaponto. Trekking e rafting, torrentismo e canyoning, arrampicata e free climbing, mountain bike e turismo equestre, sono solo alcune tra le principali attività del turismo outdoor che il Parco Nazionale del Pollino è in grado di offrire e proporre tutto l'anno. Una vera e propria palestra all'aria aperta dove il visitatore non solo potrà trovare le attività a lui più congeniali ma anche scoprire un patrimonio di inestimabile valore culturale, paesaggistico e naturalistico. Un territorio vitale e dinamico dove è possibile camminare o pedalare, arrampicare o pagaiare, in piena sintonia con un luogo unico e tra i più ricchi di biodiversità del pianeta. La variegata morfologia del Pollino ha modellato un territorio che armonizza creste dolomitiche, impenetrabili foreste e canyon vertiginosi, scavati da fiumi e torrenti impetuosi dove il succedersi delle stagioni rappresenta sempre un arricchimento delle esperienze dirette all'aria aperta. Il Parco del Pollino con la sua varietà di ambienti naturali e umani rappresenta una eccezionale area wilderness che vale la pena di conoscere: un luogo fatto di tanti luoghi, che fonde alla natura selvaggia ed incontaminata ambienti ricchi di storia, cultura e tradizioni popolari.
Il 1958 comunque può essere considerato l'anno in cui i grandi valori naturalistici e culturali del Pollino si affacciano per la prima volta sulla scena nazionale. E' infatti, nel giugno di quest'anno che viene presentato alla Camera dei Deputati un "Progetto di Legge per la Valorizzazione del Pollino" e nell'agosto dello stesso anno viene celebrata a Piano Ruggio la VII Festa Nazionale della Montagna. Ritroveremo poi l'area del Pollino in tutti gli elenchi di ambienti naturali italiani da tutelare, a partire dalla prima enunciazione di A. M. Simonetta apparsa su "Casabella" nell'aprile del 1964. Il Pollino è stato il terreno di scontro di tante battaglie ambientaliste, in particolare per il WWF.   Il Parco Regionale del Pollino, sebbene istituito nel 1986, non è stato mai messo in condizione di avviare la benché minima attività di gestione. Lo stato italiano si occuperà del Pollino in modo episodico e anomalo, basti pensare che l'istituzione del parco nazionale avverrà nel 1988. Due anni dopo, nel 1990, con un decreto ministeriale si fisserà la perimetrazione provvisoria e le misure di salvaguardia. Il Parco Nazionale del Pollino si avvia, di fatto, a diventare una realtà solo nel 1993 con l'istituzione dell'Ente e nel 1994 con la costituzione degli organi di gestione.
Se dovessimo riassumere in un concetto le caratteristiche della cucina tipica del Pollino, le parole corrette sarebbero semplicità e tradizione. Molti prodotti tipici di questa zona, infatti, vengono ancora preparati con procedure antiche e in alcuni casi, come ad esempio con il pane, il metodo si tramandata di generazione in generazione. Ingredienti e ricette si rifanno ai più classici capisaldi della cucina calabrese: sostanza, colore, gusto. È così che nascono i saporitissimi salumi e formaggi, creati con sapienza secondo tradizione, il pane, le zuppe a base di legumi, capaci in un sol boccone di riportarti all’infanzia, e così tutti gli altri prodotti. Queste comunità, oltre ad arricchire il territorio con costumi e usanze, hanno interpretato a proprio modo la cucina locale, valorizzandola attraverso la propria visione, dando vita a piatti di pasta fresca come gli shëtridhlat. Alle pendici del massiccio del Pollino, accanto alla riserva naturale delle Gole del Raganello,  sorge Cerchiara, piccolo comune di poco più di duemila anime, che accoglie una tradizione gastronomica tanto semplice quanto antica: quella del pane. Qui, l’alimento base della cucina, viene fatto secondo antiche usanze: una cottura lentissima in forno a legna realizzaun pane dalle “gobbe” pronunciate, una crosta scura e una mollica elastica. Accanto alla produzione di pane, sono nate altre produzioni a base di farina che arricchiscono l’offerta gastronomica della zona unendo sapori rustici della cucina popolare: i taralli sono l’esempio più eloquente. Come in altre zone del Meridione, anche sul Pollino è possibile trovare una grande varietà di di taralli, semplici o aromatizzati: dal peperone a peperoncino, dal finocchietto, all’anice fino ad arrivare all’amaranto.  Così come in tutta la Calabria, anche sul Pollino persiste la tradizione del maiale, allevato rigorosamente allo stato brado e in condizioni climatiche e zootecniche uniche. Dal maiale si ricavano i più importanti salumi calabresi: la soppressata, dalla forma più rotonda rispetto a quella silana, e il capocollo, dal sapore intenso e persistente.  Poi pancetta, guanciale, prosciutto crudo e salsiccia stagionata, quest’ultima, caratterizzata dalla presenza di peperone rosso macinato e semi di finocchietto selvatico, erba tipica utilizzata per insaporire la carne di maiale in molte zone del calabrese. Se proprio dovete iniziare un tour gastronomico del Pollino, iniziate dai formaggi. I formaggi del Pollino sono preparati con latte vaccino, pecorino e caprino, e fra i più diffusi troviamo il Pecorino del Pollino, dal sapore intenso quasi piccante, che ben si sposa con tutte le varietà di miele prodotte nella zona. Contrariamente, il Paddaccio è un formaggio che viene prodotto da pochissimi caseifici: non viene né salato né stagionato. Il suo gusto è leggermente acidulo ed è di consistenza cremosa. Poi c’è il Butirro, dalla forma simile al caciocavallo, che nasconde al suo interno un cuore di burro che si scioglie in bocca al primo morso. Infine la Felciata di Morano Calabro, che prende il nome dal processo di filtrazione del latto che viene tutt’ora fatto ancora con le felci, piante molto presenti nella zona del Pollino. Impossibile parlare della cucina di questa zona senza citare il peperone crusco di Senise: un peperone rosso e lungo, che viene raccolto in fitte "trecce" e lasciato essiccare al sole. Dopodiché viene fritto e gustato sia da solo che come guarnizione per svariati piatti. Nel territorio infine, è possibile trovare una grande varietà di funghi alcuni pregiati come i porcini invernali, quelli estivi e il pregiatissimo porcino nero e il porcino reale. E poi ancora gallinacci, ovoli, mazze di tamburo, vescie, cardoncelli e funghi del miele. I funghi vengono preparati sott’olio ma spesso si trovano come ingrediente principale nei primi piatti, in particolare la parta aru ferrettu oppure come contorno agli arrosti di agnello e cinghiale in umido. Il colore è quello del limone, la dimensione è quella di un mandarino, la scorza è spessa come quella di un cedro, il sapore fresco e delicato: il piretto, o limoncedro, è un agrume tipico della zona del Pollino e, in particolare nei borghi di Civita, Morano, Cerchiara e Castrovillari. Con il Piretto si preparano deliziose marmellate, scorze candite, liquori, caramelle, e lo si utilizza per aromatizzare molte pietanze, sia dolci che salate. Imperdibile, se capitate in città, il crustolo arbëreshë, un dolce tipico della cultura albanese fatto di pasta frolla fritta e immersa nel vin cotto e guarnita con scorzette di piretto caramellate.